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BIOMETANO: L'ITALIA GUIDA LA CRESCITA EUROPEA VERSO GLI OBIETTIVI 2030

Pubblicazione

2025-11-18

L’analisi di BIP: “Servono politiche nazionali stabili e semplificazione per colmare il divario con il target europeo. L’Italia punta a 5,7 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030 grazie a 1,9 miliardi di euro di investimenti PNRR.

L’Europa punta sul biometano per centrare gli obiettivi climatici del 2030, ma la corsa è appena iniziata. 

 


Secondo un’analisi sull’evoluzione del mercato europeo del biometano realizzata da BIP, multinazionale di consulenza, attraverso la Business Unit Energy & Utilities, la produzione complessiva in Europa ha superato i 4,2 miliardi di metri cubi, a fronte dei 35 miliardi all’anno previsti dal piano REPowerEU entro il 2030, segno che la piena realizzazione dell’obiettivo richiederà un deciso rafforzamento delle strategie nazionali. 

 


Tra i Paesi europei, lItalia si distingue tra i Paesi più dinamici e promettenti, con una fase di crescita senza precedenti avviata tra il 2024 e il 2030, fino a poter diventare il secondo produttore europeo di biometano, subito dopo la Germania, grazie a un quadro regolatorio sempre più favorevole e a politiche di incentivo strutturate.  

 

Il PNRR ha mobilitato 1,9 miliardi di euro (DM 09/2022), con contributi fino al 40% degli investimenti e tariffe incentivanti per 15 anni. Le nuove capacità in corso di sviluppo ammontano a 240.000 Smc/h, equivalenti a circa 2,3 miliardi di metri cubi di biometano all’anno.  

A fine 2023, la produzione italiana si assestava a 6,3 TWh/anno (0,59 miliardi di metri cubi), ma secondo gli obiettivi del PNIEC potrà raggiungere 5,7 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030 

 


Un elemento distintivo del modello italiano è la riconversione della filiera agricola: circa il 50% dei progetti autorizzati nasce da impianti biogas esistenti, garantendo tempi di realizzazione rapidi e massima efficienza nell’uso delle infrastrutture.  

Le scadenze iniziali del PNRR prevedevano l’entrata in esercizio degli impianti entro il 30 giugno 2026, pena la perdita del contributo a fondo perduto del 40%. La rinegoziazione con la Commissione Europea ha permesso di salvaguardare oltre un miliardo di euro di fondi e di ridurre la pressione su supply chain e investitori. 

 


Nel resto d’Europa emergono traiettorie diversificate.  

La Germania consolida il proprio ruolo di leader europeo, con circa 260 impianti di biometano e una produzione che supera i 13 TWh/anno (1,22 bcm/anno). Il suo successo deriva da incentivi stabili, un’ampia rete di distribuzione – che consente l’immissione diretta del biometano prodotto dall’80% degli impianti – e una filiera tecnologica consolidata. 

 


La Francia, con 652 impianti operativi a fine 2023 e 0,85 bcm/anno di produzione, cresce a ritmo più graduale, mentre il Regno Unito mostra segnali di stagnazione, dopo l’interruzione del Renewable Heat Incentive.  

Tra i mercati emergenti, spiccano la Spagna, sostenuta da 4,8 miliardi di euro di finanziamenti BEI per circa 50 nuovi impianti, e la Danimarca, che ha programmato oltre 3,1 miliardi di euro di investimenti pubblici entro il 2030 e con una produzione pari a 0,69 bcm/anno a fine 2023 

La Polonia ha invece avviato un piano da 4 miliardi di euro per nuovi impianti e semplificazioni regolatorie entro il 2030, con l’obiettivo di sfruttare il proprio elevato potenziale agricolo e industriale. 

 


“Il biometano è una leva strategica sottoutilizzata, essenziale non solo per la transizione energetica, ma anche per la competitività industriale e la sicurezza degli approvvigionamenti, commenta Luca Martignoni, Partner BIP.  

“La nostra analisi evidenzia che dove le politiche sono stabili e coordinate, come in Italia o in Germania, gli investimenti crescono rapidamente e il settore evolve verso la scala industriale. Nei prossimi due anni sarà decisivo agire su semplificazione, interoperabilità dei sistemi di garanzie d’origine e infrastrutture, per consentire all’Europa di trasformare il proprio potenziale in realtà produttiva.” 

 


Secondo BIP, i prossimi due-tre anni rappresentano una finestra cruciale per completare i meccanismi di sostegno, accelerare gli iter, costruire un quadro regolatorio stabile e coordinato e mettere a terra le infrastrutture necessarie.  

Solo in questo modo l’Europa potrà rendere credibile l’obiettivo dei 35 miliardi di metri cubi annui e costruire una filiera solida, autonoma e realmente competitiva su scala internazionale.  

 

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