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AI nelle organizzazioni: dalla sperimentazione alla trasformazione agentica

Data di pubblicazione

15 giugno 2026

Autori

Marco Malta

Vittorio Silvestre

Marinella Guariglia

Giuseppe Gorgoni

Topic

Tech

Dominio, trasformazione e soluzioni scalabili come condizioni per produrre valore

Nel 2025, secondo Eurostat, quasi un'impresa europea su cinque con almeno dieci addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale; tra le grandi imprese la quota supera il 55%. In Italia, secondo Istat, l'adozione nelle imprese con almeno dieci addetti è raddoppiata in un anno, dall'8,2% al 16,4%, e raggiunge il 53,1% nelle grandi imprese. I numeri confermano l'accelerazione del mercato, ma non misurano la qualità dell'uso. Disporre di strumenti AI non significa averli integrati nei processi core, con dati affidabili, responsabilità chiare, persone preparate, architetture governabili e risultati verificabili. Per le organizzazioni enterprise la domanda non è più se adottare l'AI, ma come trasformarla in una capacità stabile, scalabile e coerente con il dominio.

Una nuova fase per l'AI enterprise

Gli strumenti generativi hanno reso l'AI accessibile a funzioni e persone che prima ne erano lontane. Le soluzioni agentiche portano il tema a un livello ulteriore: non producono solo contenuti o analisi, ma possono leggere contesti, interpretare obiettivi, interagire con applicazioni, proporre azioni e seguire sequenze operative, con diversi livelli di autonomia e supervisione umana.


Questo cambia la natura dell'adozione. Un agente inserito in un processo non incide soltanto sulla produttività individuale: modifica il modo in cui si raccolgono informazioni, si prendono decisioni, si eseguono attività, si controllano gli esiti e si attribuisce responsabilità. La questione non è quale tecnologia attivare, ma quale lavoro ridisegnare, quali confini assegnare al sistema, quali soglie di qualità pretendere e dove mantenere una decisione umana esplicita.


Sta maturando anche il lato delle soluzioni. Dopo una fase dominata da sperimentazioni difficili da controllare, l'AI enterprise entra in una fase più progettuale: diventano più chiari i perimetri, i livelli di autonomia, le responsabilità, i controlli, i criteri di qualità e i meccanismi di intervento. I modelli generativi non diventano per questo pienamente spiegabili: la loro natura probabilistica resta e una spiegabilità completa non è sempre realistica. Aumenta però la possibilità di costruire sistemi meno opachi, più osservabili e più governabili. Questa maturità farà la differenza: la competizione non si giocherà solo sulla potenza dei modelli, ma sulla qualità delle soluzioni e dei processi con cui entrano nell'impresa.

Il valore nasce dal dominio

Parlare genericamente di AI nelle organizzazioni è sempre meno utile. Opportunità e rischi cambiano per settore, funzione e processo. La competenza di dominio serve a distinguere i casi d'uso che producono valore reale da quelli che generano solo visibilità o sperimentazione.


Nel customer service un assistente agentico può supportare l'operatore nella lettura del caso, nel recupero delle informazioni rilevanti, nella proposta di risposta e nell'attivazione dei passaggi successivi, mantenendo validazione umana nei momenti a maggiore impatto. In funzioni come procurement, finance o HR, la stessa logica assume forme diverse: analisi contrattuali, riconciliazioni, controlli, scenari previsionali, supporto amministrativo, learning e workforce planning. Cambiano anche i rischi: bias, qualità dei dati, trasparenza, supervisione e accountability non hanno lo stesso peso in tutti i processi.


L'AI produce valore quando viene applicata a problemi rilevanti del dominio, dentro processi che l'organizzazione conosce e può governare. Senza questa lettura, il rischio è moltiplicare casi d'uso interessanti ma marginali, difficili da scalare e poco collegati alle priorità strategiche.

Dal pilota alla scala

La sperimentazione dell'AI è ormai diffusa; la scalabilità resta il passaggio critico. Gartner rileva che almeno il 50% dei progetti GenAI è stato abbandonato dopo il proof of concept per qualità dei dati insufficiente, controlli di rischio deboli, costi crescenti o valore di business poco chiaro. Sul fronte agentico, Gartner prevede che oltre il 40% dei progetti sarà cancellato entro il 2027 per ragioni analoghe.


Anche il dibattito aperto dal MIT NANDA sul GenAI Divide va nella stessa direzione: molte organizzazioni sperimentano, poche riescono a incorporare l'AI nei workflow in modo da produrre impatto misurabile. Al di là dei singoli numeri, il messaggio è rilevante: la demo non basta. Il valore nasce quando il sistema entra nel processo, usa conoscenza affidabile, ha responsabilità definite, produce metriche leggibili e può evolvere nel tempo.


I piloti nascono spesso in condizioni favorevoli: team motivato, dati accessibili, perimetro circoscritto, sponsorship forte. Quando il modello viene esteso ad altri contesti, le condizioni cambiano e i risultati non si replicano. Una roadmap AI efficace deve quindi valutare i casi d'uso non solo sulla fattibilità tecnica, ma sul valore per il dominio, sulla sostenibilità economica, sull'adozione da parte delle persone e sulla possibilità di riutilizzare asset, controlli e lezioni apprese in processi contigui.

Trasformazione e Governance

Quando l'AI entra in un processo cambia chi produce l'analisi, chi la valida, chi decide se un suggerimento diventa azione, chi risponde dell'esito e chi interviene quando il sistema sbaglia. Con le soluzioni agentiche questo passaggio diventa più delicato: se un sistema può attivare sequenze operative, preparare comunicazioni o proporre azioni, l'organizzazione deve definire con precisione autonomia, supervisione, responsabilità e canali di escalation.


La formazione non può quindi essere generica. Chi usa un agente deve sapere cosa chiedere, come valutare un output, quando fidarsi, quando contestare, quali dati non inserire e come segnalare un problema. Chi governa un processo deve leggere metriche di qualità, rischio, costo e performance. Chi disegna una soluzione deve conoscere dominio, vincoli regolatori, architettura e limiti dei modelli.


Il quadro europeo rafforza questa esigenza, ma non la esaurisce. L'AI Act prevede un'applicazione progressiva, con obblighi differenziati per livello di rischio, tipologia di sistema e ruolo dell'organizzazione; la revisione delle milestone collegata al Digital Omnibus conferma che il contesto regolatorio continuerà a muoversi insieme a standard, mercato e maturità degli strumenti. Per le imprese il punto non è inseguire ogni scadenza come un adempimento isolato, ma costruire una governance dinamica: inventario dei casi d'uso, classificazione del rischio, ruoli chiari, sicurezza, privacy, monitoraggio, supervisione umana, tracciabilità e revisione periodica.


Governance e qualità delle soluzioni non possono più essere separate. Una policy non basta se il sistema non consente controllo operativo; una buona soluzione non basta se l'organizzazione non sa chi decide, chi supervisiona, chi interviene e come vengono comunicati limiti e responsabilità. La capacità di governare l'AI diventerà parte della qualità industriale dell'impresa.

Misurare, comunicare, competere

Misurare quante persone usano strumenti AI non è sufficiente. Le metriche devono spostarsi dall'adozione all'impatto: qualità delle decisioni, riduzione dei tempi di ciclo, riduzione degli errori, efficacia dei controlli, esperienza utente, sostenibilità dei costi e qualità della collaborazione tra persone e sistemi.


Lo stesso vale per la comunicazione. Le organizzazioni comunicano spesso l'AI in modo generico, senza spiegare cosa sia cambiato davvero, per chi, con quali risultati e con quali limiti. Una comunicazione credibile descrive casi d'uso reali, ruolo delle persone, controlli adottati, rischi riconosciuti e impatti misurati.


Le organizzazioni non hanno bisogno soltanto di più strumenti AI. Hanno bisogno di capacità agentiche governate: progettate sul dominio, integrate nei processi, adottate dalle persone, misurate negli impatti e costruite per essere scalate e riutilizzate. Su queste sfide si concentrerà il prossimo Circle dedicato all'AI Adoption: uno spazio di confronto per passare dalla sperimentazione alla trasformazione agentica scalabile, riutilizzabile e orientata al valore.

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