Data pubblicazione
September 25, 2025
Autori
Simone Maccabruni
Flavia Marzioli
Federico De Pillis
Federica Iusco
Andrea Ubertallo
Valentina Fortuna
Francesca Frongia
Debora Poli
Design Sprint: come sviluppare soluzioni altamente user-centric nel minor tempo possibile
Design Sprint: come sviluppare soluzioni altamente user-centric nel minor tempo possibile
Data di pubblicazione
September 25, 2025
Autori
Simone Maccabruni
Flavia Marzioli
Federico De Pillis
Federica Iusco
Andrea Ubertallo
Valentina Fortuna
Francesca Frongia
Debora Poli
Crescere insieme ad un’azienda che passa da startup a realtà internazionale significa imparare a strutturare processi, prendere decisioni in contesti sempre più complessi e mantenere il focus su ciò che conta davvero: risolvere problemi concreti. Ne parliamo con Vincenzo d’Alessandro, Staff Product Manager in Prima Assicurazioni.
Vincenzo, come si è sviluppato il tuo percorso professionale in Prima Assicurazioni?
Sono entrato in Prima nel 2018, quando era una startup di circa 60 persone; oggi siamo circa 1400, con presenza anche in UK e Spagna, e ho avuto la possibilità di accompagnarne la crescita. Ho iniziato nell’area sinistri e, dopo circa un anno, mi sono spostato verso il product, spinto dall’interesse per il mondo tech e le soluzioni digitali. Come domain expert ho fatto da ponte tra business e team tecnico, traducendo esigenze operative in requisiti di prodotto: è lì che è iniziato il mio percorso nel Product Management. Nel tempo ho lavorato su diversi progetti fino ad entrare nel dominio di conversion.
Se dovessi raccontare in breve di cosa ti occupi oggi, come lo descriveresti?
Oggi opero nel dominio Conversion (all’interno dell’area Sales) concentrandomi sul sales funnel italiano, dalla pagina garanzia, pagina in cui l’utente ha la possibilità di aggiungere garanzie opzionali, alla pagina di pagamento, fino alla thank you page.
Recentemente sono diventato Staff Product Manager. Il ruolo resta quello di Product Manager, ma si amplia il perimetro di responsabilità: oltre alle iniziative del mio team, seguo progetti cross-team che richiedono coordinamento e allineamento tra più domini.
Prima di descriverci lo sketch che ci hai portato, vorrei chiederti: come inserite l’attività di Design Sprint nel lavoro quotidiano e con che frequenza la fate?
In azienda applichiamo il Design Sprint in modo flessibile, adattandolo al nostro contesto organizzativo. Non seguiamo in maniera rigida il modello dei cinque giorni consecutivi: il più delle volte arriviamo al quarto giorno avendo coperto la fase di design, mentre la fase di test viene distribuita nelle settimane successive per permetterci di essere più strutturati.
Lo utilizziamo principalmente per grandi iniziative e lo inseriamo nella fase di Discovery. Non è un momento in cui l’intero team si ferma: partecipano solo alcune figure chiave e spesso il gruppo è cross-team e cross-funzionale, così da garantire prospettive diverse e complementari. È uno spazio strutturato in cui si esce temporaneamente dalla routine operativa per concentrarsi in modo focalizzato su un’iniziativa strategica, analizzandola a fondo prima di passare alla delivery. Il Product Manager responsabile dell’iniziativa viene individuato in base al dominio maggiormente coinvolto o impattato dal progetto.
Nell’ultimo anno abbiamo svolto due Design Sprint per il nostro dominio, si tratta quindi di un’attività piuttosto eccezionale e non frequente, entrambi dedicati alla revisione di flussi chiave per l’utente e per l’azienda.
Quali criteri utilizzate per decidere su quali flussi attivare un Design Sprint e come viene strutturato operativamente nella vostra azienda?
La scelta delle iniziative su cui attivare un Design Sprint parte sempre dalla roadmap annuale e dagli obiettivi aziendali. È da lì che si individuano i flussi prioritari su cui ha senso fermarsi per un’analisi più strutturata.
Dal punto di vista organizzativo, la preparazione è piuttosto snella: in genere sono sufficienti circa due settimane. Viene individuato un facilitatore interno che guida le sessioni. Nell’ultimo Design Sprint, ad esempio, essendo io il PM dell’iniziativa, mi sono occupato di preparare il materiale introduttivo per il gruppo. Ho costruito una breve presentazione per condividere il flusso attuale, chiarire gli obiettivi di business e definire il perimetro del progetto. L’obiettivo è dare a tutti una panoramica chiara fin dall’inizio, così da non partire da zero il giorno dello sprint e lavorare in modo più efficace ed efficiente.
Il Design Sprint può svolgersi sia in presenza sia da remoto. Entrambe le modalità funzionano: l’incontro in presenza facilita maggiormente il confronto e la collaborazione, ma la scelta dipende dalla distribuzione del team. In ogni caso, l’elemento chiave resta un’organizzazione anticipata che permetta di allineare tutti i partecipanti e massimizzare il valore delle giornate di lavoro.
Ti andrebbe di raccontarci come si sviluppa concretamente un Design Sprint, come se lo stessi spiegandolo a qualcuno che si approccia al tema per la prima volta?
Il punto di partenza di un Design Sprint è l'identificazione di un obiettivo. Spesso l'obiettivo coincide con un obiettivo di business ed è quindi frutto di una scelta strategica avvenuta a priori. Dopodiché si passa all'analisi delle opportunità che potrebbero impattare sull'obiettivo.
Il team, osservando il flusso attuale, traduce le opportunità in domande formulate secondo il modello “How might we”, ovvero “Come potremmo”, ad esempio: “Come potremmo migliorare questo passaggio?” oppure “Come potremmo raggiungere questo obiettivo?”. Le proposte vengono poi raccolte e clusterizzate, così da individuare i temi principali su cui concentrarsi.
Segue una fase di benchmarking, in cui si analizzano competitor diretti e indiretti per capire come affrontano problemi simili e quali spunti possono essere utili.
Il secondo giorno è dedicato alla generazione delle soluzioni. Le idee emerse vengono messe nero su bianco. Si parte spesso con un esercizio chiamato “Crazy Eights”, un’attività rapida e dinamica in cui ogni partecipante deve proporre otto idee in otto minuti: è un modo per stimolare la creatività e rompere il ghiaccio.
Una volta conclusa la fase di esplorazione, come prosegue il Design Sprint nei giorni successivi?
Successivamente, le idee più promettenti vengono sviluppate in modo più strutturato, articolandole in tre step che ne descrivono il funzionamento. Ogni membro del team presenta la propria proposta e si procede a una fase di votazione per individuare il concept preferito. È presente anche un decisore, il cui voto ha un peso più importante e che, tra le altre cose, ha il compito di garantire coerenza con il design system e con la user journey dell’azienda.
Nel terzo e quarto giorno il lavoro si concentra principalmente sul team di design. I designer raccolgono tutto il materiale prodotto e lo trasformano in un prototipo vero e proprio, pronto per essere testato con utenti reali.
A questo punto si entra nella fase di test e validazione: si raccolgono feedback, si analizzano gli insight emersi dai test e si condividono i risultati con il team. La discussione finale serve a definire i prossimi passi, costruire un piano di iterazione e allineare le nuove attività alla roadmap esistente.
In che modo procedete alla selezione degli utenti da coinvolgere nella fase di test?
In base al progetto, definiamo un target di utenti da intervistare per validare la soluzione. Il target viene individuato all’interno del nostro database, selezionando i contatti di clienti che hanno fornito il consenso alle attività di marketing e ricerca. In alcuni casi, qualora sia necessaria maggiore rapidità, utilizziamo anche contatti diretti per velocizzare il processo.
Generalmente testiamo il prototipo con 5–6 utenti: è un numero ridotto, ma sufficiente per far emergere la maggior parte degli insight più rilevanti. Le statistiche dicono che con questo numero di utenti si riesce a coprire più dell'85% dei feedback che si potrebbero ottenere moltiplicandone il numero e l'effort. L’obiettivo non è ottenere una validazione scientifica, ma raccogliere insight qualitativi utili per iterare rapidamente.
Noi concludiamo sempre le interviste con una domanda: se avessi una bacchetta magica, cosa cambieresti del processo di Design Sprint in Prima Assicurazioni?
Non cambierei il processo in sé: funziona e lo considero uno strumento molto efficace. Piuttosto, cercherei di accorciare i tempi tra la fase di discovery e quella di sviluppo, per dare maggiore concretezza ai risultati e ridurre il cosiddetto “time to market”.
Il Design Sprint esprime il suo vero valore quando le soluzioni validate vengono implementate in modo rapido e tangibile.
Takeaway
1. Il Design Sprint è uno strumento strategico da adattare al proprio contesto. Non serve per qualsiasi iniziativa, ma per affrontare problemi complessi e ad alto impatto, allineati alla roadmap e agli obiettivi aziendali.
2. Cross-funzionalità come leva di qualità. Coinvolgere product, design, engineering e business nello stesso spazio decisionale consente di integrare prospettive diverse e ridurre incomprensioni in fase di delivery.
3. Il vero valore è nell’implementazione. Un Design Sprint funziona solo se le soluzioni validate vengono trasformate in azioni concrete e rapide. La velocità tra discovery e delivery è ciò che trasforma un workshop in impatto reale.
4. Dal problema alla soluzione in pochi giorni. Quando ben orchestrato, il Design Sprint accelera i passaggi obiettivo - opportunità - soluzione - validazione, riducendo il rischio e aumentando la qualità delle scelte di prodotto.